Una collana di perle mercoledì, 07 maggio 2008  
DolceaquaUna volta, tempo fa, lessi che un poeta aveva paragonato la Liguria a una collana di perle adagiata sul mare. Mai definizione fu così azzeccata: permettetemi un pizzico di campanilismo!!! Io e Paolo abbiamo trascorso il lungo ponte del 1° maggio a Ponente, precisamente in quel gioiello pittoresco che è Dolceacqua, facendo tappa ad Apricale, Seborga, Triora, passando per Bordighera e Ventimiglia, a un passo dal confine.
 
Non a caso Monet ha definito il ponte di Dolceaqua un capolavoro di leggerezza. Complici delle stupende giornate di sole, non troppo calde, il borgo medievale ha sfoggiato davanti ai nostri occhi tutta la sua bellezza, dal castello ai carrugi, dalle botteghe degli artisti al lento scorrere del fiume. Apricale è assai nota per gli spettacoli a cielo aperto organizzati annualmente dal Teatro della Tosse... e infatti alcune creazioni del mio amato Lele Luzzati facevano meravigliosa mostra di sè nella bellissima piazza nel cuore del paese. Il principato di Seborga era immerso nei fiori e da lassù si poteva godere un panorama stupendo: colline verdissime, coltivazioni a terrazze e il mare blu. Il piccolo borgo delle streghe, Triora, sorge in un valle assai suggestiva... e tenendo conto della ripida strada che si deve attraversare per arrivarci, non faccio fatica a capire come mai le antiche fattucchiere lo avessero prescelto per esercitare le loro arti occulte!!!
 
Gatti grassottelli riposavano all'ombra; dai piccoli ristoranti si spargeva un profumo di pesto o di
friscêu; l'aria era finalmente densa di primavera, dopo tanta pioggia: insomma, una Liguria da cartolina ha fatto da sfondo a una vacanza rilassante. Siamo davvero fortunati ad abitare in una terra così speciale ma schiva, conosciuta più dai turisti stranieri che dagli autoctoni... anche per questo è sempre piacevole passeggiare immersi nei chiaroscuri dei vicoli, perché le sorprese  non mancano mai.

Colazione servita da breakfast alle 08:32 in: turisti per caso
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A Sunny Summer sabato, 08 settembre 2007  

Cari lettori lontani e vicini, rieccoci qui! Vi siamo mancati, eh? Lo sappiamo... lo sappiamo... La blogosfera non era più la stessa senza di noi. Sembrava quasi miglior... cioè, volevamo dire, vuota, ecco!
 
Ci siamo presi una luuuuunga vacanza virtuale (perché quella vera, ahimé, non è durata così tanto), un po' per creare la suspance fra gli amici bloggers, un po' per fare un restyling e ritrovare la  creatività. Così, giusto per non farci mancare nulla, ci siamo immersi nella profumata Provenza, abbiamo fatto un bagno super-rilassante nella vasca Iacuzzi sotto il cielo stellato, abbiamo scarpinato lungo gli incontaminati sentieri della montagna valdostana, abbiamo visitato splendidi castelli medievali... e alla fine, ben ossigenati e ritemprati, siamo tornati alla nostra umile dimora splinderiana.
 
Pronti? Ci siete tutti? Ecco, no, lo sapevo. Tanto per cambiare, manca Seaweeds. Si è perso fra le valli dei suoi monti, per seguire una pastorella o forse per aver mangiato troppi Loacker.  Pazienza, non possiamo attendere la fine delle ricerche con le unità cinofile (o cinefile): speriamo che ritorni prestissimo perché noi due, senza il nostro vicino, proprio non sappiamo come fare!
 
Come per ogni "nuovo inizio" che si rispetti, ci sono delle novità. Il nuovo template naturalmente, ma anche la stesura dei post, che non sempre verranno scritti congiuntamente, come una volta. Più spesso infatti ci si alternerà senza una scadenza prefissata, in modo da mettere ben in risalto le due anime di Colazione. Insomma, se prima si bloggava all'acqua di rose, ora si comincia a far sul serio! Peggio per... cioè no, volevamo dire, buon divertimento!!!

Colazione servita da breakfast alle 19:36 in: turisti per caso
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I promessi blogger lunedì, 02 luglio 2007  
Dopo averci seguito nel nostro shopping alla sede fiorentina di Tiffany, anche questa volta Bananae ha avuto la ventura d'immortalare le mirabilanti avventure di Simo e Rear, I promessi blogger di Splinder. In particolare eccoci a Sarzana  in occasione del Primo Meeting dei Blogger Simpatici , durante una rappresentazione estemporanea nata per accontentare la moltitudine di fan accorsi presso la graziosa località ligure, non appena saputo dell'evento clou dell'estate lunigiana. Scroscianti applausi hanno accompagnato la nostra esibizione nei panni di Renzo e Lucia, ottimamente spalleggiati dalla stessa Bananae, novella Perpetua, e da Seaweeds, mai così convincente, nelle pretesche vesti del pavido Don Abbondio.

Il seguito... alla prossima puntata!

Eh sì perché Colazione da Splinder se ne va in vacanza (beato lui: i proprietari dovranno attendere ancora un po'...!). Ci ritroviamo a settembre!

BUONE VACANZE A TUTTI I NOSTRI AVVENTORI!!!


Sarzana

Colazione servita da breakfast alle 11:20 in: turisti per caso
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Simon Lescaut mercoledì, 16 maggio 2007  

Simon Lescaut

Dovete sapere che la vita della ricercatrice storica è particolarmente dura. Ecco perchè Simona, allo scopo di arrotondare il ben magro compenso, ha deciso, una volta per tutte, di capitalizzare al meglio le sue rinomate capacità culinarie. Si sa... Lucca è una città piccola dove la gente, oltre che comporre opere liriche di straordinario valore, mormora, e non appena la notizia dell'apertura della trattoria "Simon Lescaut [da Simona la cucina l'è più bona]" si è diffusa, i primi avventori non si son fatti certo attendere. Ecco quindi la Nostra, immortalata nell'esercizio delle sue funzioni, al fianco del primo soddisfattissimo cliente che sta telefonando agli amici le bontà sopraffine appena gustate. Si dice che i suoi piatti siano così prelibati che, dopo averli mangiati, ci si sente... diversi. Un pò come se si fosse diventati colorati e vivaci personaggi dei fumetti!

Colazione servita da breakfast alle 00:07 in: turisti per caso
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Io, mammeta e tu mercoledì, 09 maggio 2007  
dopo aver saccheggiato TiffanyQuesta foto testimonia inequivocabilmente il grande affetto che nutriamo da sempre nei confronti dei nostri intrepidi lettori. Potevamo forse recarci a Firenze senza visitare Tiffany, il cui nome riecheggia in ogni riga di queste pagine? La risposta è "si, potevamo certo farlo", ma con quali occhi poi vi avremmo guardato? Con i soliti naturalmente. Comunque noi abbiamo deciso di non farlo. E così, a fronte alta, la mappa di Firenze in mano e le meese più "tiffaniane" possibili, abbiamo varcato le porte di questo leggendario negozio. Io, mammeta e tu... e si, perchè si era in tre: Simona, io e la scoppiettante Bananae nei panni della "mammeta", non certo per questioni anagrafiche o consanguinee, sia chiaro, ma solamente perchè la blogger priva di blog più simpatica del mondo ci aveva onorato della sua travolgente compagnia nonchè insostituibile guida. Dicevo: io, mammeta e tu non si fece in tempo ad entrare, quando frotte di commessi vestiti come Lord inglesi ci vennero incontro, soggiogati dal carisma che emanavamo e dall'aura di schifosa ricchezza che ci permeava. Insomma... cos'è, cosa non è, un milione di euri in più o un milione in meno, un rubino di quà ed un diamante di là, quando uscimmo il negozio fu costretto a chiudere per mancanza di mercanzia. Ebbene si: avevamo saccheggiato Tiffany. Ma sapete com'è, no? Del resto a chi non piace, quando si reca in vacanza, comperare qualche piccolo e simpatico souvenir che gli ricordi dei bei momenti trascorsi? Eccoci quindi di fronte alle saracinesche abbassate di Tiffany, pochi minuti dopo aver gustato una prelibata colazione, offertaci dal direttore del negozio in lacrime.
 

Colazione servita da breakfast alle 00:29 in: turisti per caso
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Vedi Boboli e poi muori mercoledì, 02 maggio 2007  
Giardini di Boboli Dopo 3 differenti code, una per acquistare i biglietti, una per entrare e l'ultima per fare pipì, per un totale di 74 minuti primi e 22 secondi, le aspettative erano allo zenit. Immaginai che così tante file costituissero il giusto scotto per godere di una delle bellezze più celebrate di Firenze. Bastò però una prima rapida occhiata al panorama che si parava davanti e l'aver colto il commento di una ragazza che ritornava dalla sua visita ai famigerati "Giardini di Boboli", per intuire che forse mi stavo sbagliando e per precipitare, da lì a poco, nel più terribile degli incubi. «Eh, ma io credevo che fossero dei giardini dove ci si può sdraiare» disse la poveretta con la voce rotta dalla fatica, gli occhi spiritati ed il sudore che le colava dalla fronte, prima di uscire, sorretta dal fidanzato, dalla grande porta centrale dove SimonaC ed io eravamo appena entrati. I nostri sguardi si incrociarono per un attimo e a me parve che volesse dirmi «Anche tu ci sei cascato, eh? Coraggio... vedrai che fra poco non sentirai più nulla!». Pochi passi ed ecco che mi si parò davanti una vista agghiacciante: una salita con un grado di pendenza terrificante, da percorrere, naturalmente, sotto un sole che più che primaverile pareva da deserto del Sahara a ferragosto. Alcuni affrontavano l'impresa con tutti gli attrezzi del caso: ramponi, piccozza e corda, altri - i più impavidi - si avventuravano privi di qualsiasi sostegno. C'era chi aveva già perso la ragione e continuava a ripetere a destra e a sinistra «Non trovo più la vasca. Avete visto la vasca? Avete visto la vasca?».
 
Con la beata incoscienza che da sempre la contraddistingue, SimonaC si rivolse verso di me ed iniziò placidamente a raccontarmi tutta la storia dei giardini, con la stessa misurata pacatezza che un curato di campagna avrebbe nell'elargire l'ostia ai suoi fedeli. Sembra che i giardini, che si trovano proprio dietro Palazzo Pitti, sede dapprima dei Medici, poi dei Lorena e dei Savoia, furono costruiti tra il XV e il XIX secolo per un'area di circa 45.000 metri quadri. Il primo architetto che si impegnò nella loro realizzazione fu Nicolò Tribolo, il quale, col suo nome, dette inizio alla terribile "Maledizione del bobolo maligno", costringendo a feroci tribolazioni chiunque, nel corso dei secoli, abbia voluto visitare il Parco. Credo che la ricercatrice storica più serafica d'Europa andò avanti ancor un pò col suo racconto, prima di rendersi conto che il sottoscritto non le arrancava più mestamente di fianco, bensì, profittando di un piccolo angolo di verde fra il reticolo di viottoli e sentieri brulli e polverosi che innervano i giardini, era stramazzato a terra, del tutto incapace di muovere un singolo muscolo, rammentarsi chi fosse e per quale diabolico motivo si trovasse negli unici giardini al mondo che ricordassero da vicino un'arrampicata ad una montagna del Tibet. E così, proprio come un fervente induista nepalese, presi a bisbigliare ossessivamente «OM», l'eterna sillaba da cui tutto deriva: passato, presente, e futuro, speranzoso di reincarnarmi in una figura mitologica detta TrimurtiSmilla, un terzo uomo, un terzo tanguero ed un terzo blogger. Prima della fine, l'ultima cosa che sentii fu SimonaC, che, rivolta a dei signori vestiti di bianco con una croce rossa disegnata sulla giacchetta, affermò con malcelato fastidio: «Lo sapevo che non gli avrebbe retto il fisico!!! Aveva ragione Bananae: a Firenze ci sarei dovuta venire con latendarossa. Quello sì che è un vero uomo!!!!».

Colazione servita da breakfast alle 20:48 in: turisti per caso
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