Una volta, tempo fa, lessi che un poeta aveva paragonato la Liguria a una collana di perle adagiata sul mare. Mai definizione fu così azzeccata: permettetemi un pizzico di campanilismo!!! Io e Paolo abbiamo trascorso il lungo ponte del 1° maggio a Ponente, precisamente in quel gioiello pittoresco che è Dolceacqua, facendo tappa ad Apricale, Seborga, Triora, passando per Bordighera e Ventimiglia, a un passo dal confine.Non a caso Monet ha definito il ponte di Dolceaqua un capolavoro di leggerezza. Complici delle stupende giornate di sole, non troppo calde, il borgo medievale ha sfoggiato davanti ai nostri occhi tutta la sua bellezza, dal castello ai carrugi, dalle botteghe degli artisti al lento scorrere del fiume. Apricale è assai nota per gli spettacoli a cielo aperto organizzati annualmente dal Teatro della Tosse... e infatti alcune creazioni del mio amato Lele Luzzati facevano meravigliosa mostra di sè nella bellissima piazza nel cuore del paese. Il principato di Seborga era immerso nei fiori e da lassù si poteva godere un panorama stupendo: colline verdissime, coltivazioni a terrazze e il mare blu. Il piccolo borgo delle streghe, Triora, sorge in un valle assai suggestiva... e tenendo conto della ripida strada che si deve attraversare per arrivarci, non faccio fatica a capire come mai le antiche fattucchiere lo avessero prescelto per esercitare le loro arti occulte!!!
Gatti grassottelli riposavano all'ombra; dai piccoli ristoranti si spargeva un profumo di pesto o di friscêu; l'aria era finalmente densa di primavera, dopo tanta pioggia: insomma, una Liguria da cartolina ha fatto da sfondo a una vacanza rilassante. Siamo davvero fortunati ad abitare in una terra così speciale ma schiva, conosciuta più dai turisti stranieri che dagli autoctoni... anche per questo è sempre piacevole passeggiare immersi nei chiaroscuri dei vicoli, perché le sorprese non mancano mai.








Questa foto testimonia inequivocabilmente il grande affetto che nutriamo da sempre nei confronti dei nostri intrepidi lettori. Potevamo forse recarci a Firenze senza visitare Tiffany, il cui nome riecheggia in ogni riga di queste pagine? La risposta è "si, potevamo certo farlo", ma con quali occhi poi vi avremmo guardato? Con i soliti naturalmente. Comunque noi abbiamo deciso di non farlo. E così, a fronte alta, la mappa di Firenze in mano e le meese più "tiffaniane" possibili, abbiamo varcato le porte di questo leggendario negozio. Io, mammeta e tu... e si, perchè si era in tre: Simona, io e la scoppiettante Bananae nei panni della "mammeta", non certo per questioni anagrafiche o consanguinee, sia chiaro, ma solamente perchè la blogger priva di blog più simpatica del mondo ci aveva onorato della sua travolgente compagnia nonchè insostituibile guida. Dicevo: io, mammeta e tu non si fece in tempo ad entrare, quando frotte di commessi vestiti come Lord inglesi ci vennero incontro, soggiogati dal carisma che emanavamo e dall'aura di schifosa ricchezza che ci permeava. Insomma... cos'è, cosa non è, un milione di euri in più o un milione in meno, un rubino di quà ed un diamante di là, quando uscimmo il negozio fu costretto a chiudere per mancanza di mercanzia. Ebbene si: avevamo saccheggiato Tiffany. Ma sapete com'è, no? Del resto a chi non piace, quando si reca in vacanza, comperare qualche piccolo e simpatico souvenir che gli ricordi dei bei momenti trascorsi? Eccoci quindi di fronte alle saracinesche abbassate di Tiffany, pochi minuti dopo aver gustato una prelibata colazione, offertaci dal direttore del negozio in lacrime.
Dopo 3 differenti code, una per acquistare i biglietti, una per entrare e l'ultima per fare pipì, per un totale di 74 minuti primi e 22 secondi, le aspettative erano allo zenit. Immaginai che così tante file costituissero il giusto scotto per godere di una delle bellezze più celebrate di Firenze. Bastò però una prima rapida occhiata al panorama che si parava davanti e l'aver colto il commento di una ragazza che ritornava dalla sua visita ai famigerati "