Buon 2009... da sposati!!! domenica, 28 dicembre 2008  

Colazione servita da rearwindow06 alle 15:16 in: tea for two
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Cinema di ieri e di oggi lunedì, 19 maggio 2008  
Prosegue la full immersion nelle gustose commedie di Neil Simon. Nel week-end appena trascorso abbiamo (ri)visto I ragazzi irresistibili, Priogioniero della seconda strada e Un provinciale a New York. Il bello della comicità di Simon risiede tutto nei dialoghi meravigliosamente ironici e nella sua capacità di dare sempre un tocco più profondo, mai troppo calcato, e di seminare riflessioni senza scivolare nella morale. I problemi della vita di coppia, il contrasto fra la grande città e la provincia, la difficoltà nell'affrontare la vecchiaia o la perdita del lavoro, la proverbiale crisi della "mezza età", la riaffermazione dei buoni e solidi valori. Questa è "la" commedia americana, brillante, spassosa, elegante, mai sciocca. Walter Matthau e Jack Lemmon sono strepitosi, indimenticabili.

Sabato sera, invece, siamo andati a vedere al cinema Gomorra di Matteo Garrone, tratto dall'ormai celebre romanzo di Roberto Saviano (il quale vive sotto scorta dall'ottobre 2006). Un film-documentario dall'impatto fortissimo. Ambientata nel tristemente noto quartiere di Scampia, la pellicola ci restituisce una radiografia assai accurata dell'universo malavitoso: Franco (interpretato dal magistrale Toni Servillo) è un stakeholder, ossia il mediatore con le aziende interessate allo smaltimento dei rifiuti; un gruppo di personaggi rievoca poi la guerra di Secondigliano per il controllo del traffico di droga e le vicende degli scissionisti; vi è, infine, un episodio sulle fabbriche clandestine cinesi. Ragazzini che aspirano a campare "sino a 30 anni" (per loro è un traguardo), bambini costretti a lavorare, delinquere, spiare: piccoli senza infanzia, più abili a maneggiar pistole che giochi. Disperazione su disperazione. "Non aspettatevi un film-inchiesta né un film di denuncia - ha affermato Garrone - Non voglio fare il moralista e separare il bene dal male; mi soffermerò, invece, sui personaggi che il libro di Saviano racconta con delle pennellate". Sicuramente un esperimento riuscito: la tensione non abbandona lo spettatore per un solo minuto, sembra che non ci sia limite al peggio, eppure non si percepisce mai alcun giudizio dall'alto. "Considerate che questo è stato" scriveva Primo Levi. Il messaggio di Gomorra potrebbe essere "Considerate che questo è".

Colazione servita da breakfast alle 12:32 in: tea for two
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Un anno di colazioni martedì, 04 marzo 2008  
Un anno fa e per la precisione un sabato, un sabato qualunque, un sabato italiano in cui il peggio sembrava essere passato [avrebbe cantato Sergio Caputo], me ne stavo pigramante stravaccato sul divano, contemplando la possibilità di partecipare alle prossime selezioni per "Il più bello d'Italia", quando su Skype fece capolino Simona. Alcuni minuti di conversazione neutra e poi ecco che fa «Voglio aprire un secondo blog»«Oh, bene... mi pare un'ottima idea. In bocca al lupo!» e lei di rimando «Forse non mi sono spiegata bene: ho detto che VOGLIO aprire un secondo blog!», «Beh... avevo capito... sì che sono un pò rintronato, ma la tua affermazione non mi pare così difficile da seguire», «Evidentemente si, perchè io VOGLIO aprire un blog a 4 mani!». Ammetto che ci fu qualche secondo di silenzio imbarazzato da parte mia, in pochi attimi mi passò tutta la vita davanti. Non rammento bene cosa riuscii a biascicare non appena mi ripresi un pò, ma in definitiva non credo che sia così importante. Ciò che conta è che, qualsiasi cosa dissi, non deve essere stata molto convincente, perchè ora siamo qui a scrivere queste righe celebrative del primo anno di vita di "Colazione da Splinder".

35 post, più di 1700 commenti e, oggi, tanti ringraziamenti a tutti coloro che in questi dodici mesi ci hanno letto con simpatia e calore. Un abbraccio da Simona e Paolo.

un anno di "colazione da Splinder"

Colazione servita da breakfast alle 21:23 in: tea for two
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Caos Calmo mercoledì, 13 febbraio 2008  
"Ogni nuova possibilità che si offre all'esistenza, anche la meno probabile, trasforma l'esistenza intera" (Milan Kundera, La lentezza)
 
Una piccola, doverosa premessa: non abbiamo letto il romanzo di Sandro Veronesi, Premio Strega 2006, quindi non possiamo fare confronti fra pellicola e libro. Ci sentiamo comunque di affermare, nonostante ciò, che siamo di fronte a un film pienamente riuscito. Una storia molto bella ed originale, narrata con garbo ed interpretata da un cast variegato e ben assemblato. Il caos calmo è quello che Pietro Paladini ha nel cuore da quando all'improvviso è morta la moglie, proprio nel momento in cui lui stava salvando la vita ad un'altra donna.
 
La scelta di Nanni Moretti, che come attore è sicuramente molto caratterizzato e ha un'immagine ben precisa, si rivela - paradossalmente - del tutto indovinata, perchè il regista de Il caimano che ha contribuito alla sceneggiatura del film, riesce a far proprio il personaggio del protagonista, che alla fine pare disegnato su di lui e gli regala l'interpretazione migliore della sua carriera. Valeria Golino è convincente ed intensa nel suo ruolo; l'ottimo Alessandro Gassman, fratello minore del protagonista, fa da contraltare, una sorta di specchio che riflette tutto quello che Pietro non è e mai potrà essere; Silvio Orlando non delude, Kasia Smutniak fa brevi, ma espressive apparizioni, la figlia Claudia è simpaticissima ed, infine, il cameo di Roman Polanski che in pochissime inquadrature riesce a conferire una grande autorevolezza al suo personaggio, permette di chiudere in bellezza.
 
Immobilizzato da un dolore che non riesce a sfogare, Pietro si rifugia in un mondo fatto di una panchina, un parco e una serie di persone, volti noti o sconosciuti, che ruotano attorno a lui, ricevendo ascolto ma, soprattutto, ispirazione. Un elogio alla lentezza: la riscoperta della saggezza che si cela dietro alla capacità di fermarsi e aspettare. A convincere di Caos Calmo è soprattutto la delicatezza e la tenerezza nell'affrontare un tema così difficile e l'uso sapiente dell'ironia che fa da contropeso alla tragedia. E' un film ricco di abbracci che suggeriscono la possibilità di una rinascita, a partire dalle cose semplici e dal proprio rapporto con gli altri, da non considerarsi un'utopia in una società dominata dall'indifferenza, come la nostra.
 
Spiace sottolineare la dura presa di posizione della CEI a proposito di una sequenza di sesso presente nel film, giudicata «volgare e distruttiva». L'ondata moralizzatrice della Chiesa, che dopo essersi abbattuta sul mondo politico e sociale colpisce anche il cinema,  pare anche in quest'occasione fuori luogo, perchè la scena in questione, che peraltro rappresenta ben 17 pagine del romanzo di Veronesi, ha una sua logica funzionalità ed un significato preciso e determinante all'interno della storia.
 
"Perché è scomparso il piacere della lentezza? Dove sono finiti i perdigiorno …. Un proverbio ceco definisce il loro placido ozio con la metafora: essi contemplano le finestre del buon Dio. Chi contempla le finestre del buon Dio non si annoia; è felice. Nel nostro mondo l'ozio è diventato inattività, che è tutt'altra cosa: chi è inattivo è frustrato, si annoia, è costantemente alla ricerca del movimento che gli manca." (Milan Kundera, La lentezza)

Colazione servita da breakfast alle 00:08 in: tea for two
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Sogni e Delitti lunedì, 04 febbraio 2008  
L'ultimo film di Woody Allen è stato definito il più cupo, un vero noir. Gli ingredienti ci sono tutti: due fratelli ambiziosi, apparentemente uniti, ma in realtà rivali, avvelenati da un'esistenza grigia, da un'ambizione crescente, condita dal vizio del gioco e delle scommesse, e dalla brama di fare i soldi facilmente. Due genitori apprensivi e deboli, una fidanzata affettuosa quanto sciocchina e un'altra bellissima e libertina fanno da contraltare. Sullo sfondo, la Londra del Big Ben, dei giardini e dei poderi di campagna (anche qui, come in Scoop), simbolo delle convenzioni e del successo artefatto che i due sperano di ottenere, pur essendo senza arte né parte. Eppure abbiamo trovato Match Point, oltre che infinitamente più bello, molto più duro e amaro, con quel finale grottesco dove l'happy end è in realtà il trionfo della malvagità e dell'opportunismo. In Sogni e delitti, invece,  i cieli densi di nubi nere richiamano la collera divina, il castigo verso chi ha osato infrangere le regole universali. Vi è una riflessione più attenta sul rimorso, in contrasto con la lucida e calcolatrice freddezza con cui il protagonista di Match Point organizza il suo delitto. L'atto criminoso è accompagnato dall'inesperienza e dalle paure dei due, accentuate dal fatto che la vittima designata in fondo non ha nulla a cha fare con loro, un viso osservato una sola volta, laddove, nel film precedente, c'erano dei forti sentimenti in gioco: la donna veramente amata, il bambino che stava per nascere. I due fratelli sono personaggi fragili e dalla scarsa dirittura morale sin dall'inizio; compiono sì un'ulteriore discesa all'inferi, ma questa sembra già annunciata dalle prime battute, mentre il contrasto fra il prima e il dopo - dopo l'oasi ingannatrice del successo, del lusso, del potere - nella prima pellicola della trilogia londinese era più intenso e drammatico. Tutto questo per spiegare come Sogni e delitti, film che si riscatta nel secondo tempo, dopo una prima parte scialba, è una prova interessante, ma non del tutto riuscita.

Colazione servita da SimonaCWords alle 19:59 in: tea for two
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I giorni e le nuvole di Genova domenica, 11 novembre 2007  
Sabato siamo andati a vedere "Giorni e Nuvole" del bravo Silvio Soldini, il quale ci ha regalato negli anni scorsi delle perle delicatamente ironiche quali "Pane e tulipani" e "Agata e la tempesta" [anche questo ambientato a Genova].
 
In questo nuovo film, permeato da un realismo più marcato, ma sempre equilibrato, i protagonisti sono in verità tre. Elsa [Margherita Buy], Michele [Antonio Albanese] e Genova. La città, infatti, non è un semplice sfondo o una bella cartolina, ma una realtà pulsante e concreta che si muove parallela alla crisi della coppia. Pertanto, dopo le sequenze iniziali, ambientate nella bellissima e apparentemente solare Nervi o nel centro più elegante, si passa ben presto ad una Genova che lavora, popolare, a tratti degradata e degradante, che però nasconde al proprio interno dimenticati tesori [come il ciclo di affreschi in un palazzo nei dintorni di Piazza Banchi, dove lavora Elsa], dei quali si deve essere in grado di riappropriarsi con volontà, tenacia, condivisione e consapevolezza. Analoga ricerca introspettiva spetterà ai due protagonisti durante il loro percorso dalle stelle alla stalle, dallo smarrimento disperato ad una rinnovata fiducia, dall'orlo della separazione a una vicinanza ancora più salda. Vicenda che il regista descrive con grande sensibilità, senza mai indugiare nel patetico, con un registro modesto che lascia spazio alle emozioni più profonde.
 
Per quanto già vista, la figura della figlia è comunque degna di interesse.  Alice ha un rapporto conflittuale e difficile con i genitori, intrattiene una relazione con un ragazzo di umili origini che la famiglia di lei non apprezza. Alice, semplice e coi piedi per terra, ha rinunciato agli studi per aprire un locale: in questo senso è antitetica alla madre che ha preso una laurea dopo molti anni per inseguire la sua passione per l'arte. Non a caso è proprio la ragazza a reagire senza isterismi alla crisi della sua famiglia, offrendo un appoggio profondo e maturo che sorprende e consola Michele ed Elsa.
 
Una nota: il libro che Alice presta prima ad Elsa e poi al padre è "Nemico, amico, amante" di Alice Munro. Forse la scelta del nome non è casuale, dal momento che i racconti dell'Autrice canadese indagano l'universo femminile con estrema sobrietà e concretezza: le donne protagoniste delle storie della Munro non sono mai eroine perfette, ricche e felici, ma compiono percorsi spesso irti di ostacoli, perdendosi e ritrovandosi.

Colazione servita da breakfast alle 22:03 in: tea for two
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La blogosfera è come una coda al cinema sabato, 03 novembre 2007  
La blogosfera è come una coda al cinema. E' come in una di quelle situazioni della cosiddetta "vita reale" in cui ti capita di stare in forzata e ravvicinata compagnia di persone alle quali, altrimenti, non ti saresti mai avvicinato: l'autobus all'ora di punta, una seduta dal parrucchiere, la sala d'attesa del medico, la riunione condominiale. E così, come succede a Woody Allen in "Io e Annie", a volte si sentirebbe l'irrefrenabile necessità di avere a portata di mano un'enorme palata di cacca di cavallo.


Però, fortunatamente, capita d'imbattersi anche in personaggi piacevoli ed interessanti, compagni di viaggio unici che rendono questa avventura più divertente e festosa, come ad esempio:

Colazione servita da breakfast alle 18:53 in: tea for two
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L'essenziale è invisibile agli occhi martedì, 30 ottobre 2007  

James Stewart e Harvey

Sabato sera siamo andati a vedere una pièce teatrale allestita, per pura passione, da una coppia di amici appartenenti ad un gruppo di attori dilettanti. Una piccola sala fuori città, un pubblico di persone di tutte le età che si conoscono fra loro, coreografia e regia fai da te: tutto molto divertente. L'opera prescelta è fra le più intelligenti e toccanti che conosciamo: "Harvey", la simpaticissima storia di Elwood P. Dowd, un bonario pazzerello di mezza età, il quale immagina che un grande coniglio bianco di nome Harvey, incarnazione di un Puka, uno spirito buono che appare a chi ha deciso di fuggire in qualche modo dalla realtà, lo accompagni nelle sue peregrinazioni attraverso i bar. Ma chissà... forse il coniglio esiste davvero. Dobbiamo dire, non per spirito di parte, che i due amici erano i migliori interpreti del gruppo... non sempre la passione genera l'attore. Lui, in particolare, ha saputo rendere l'eccentricità e la leggerezza "calviniana" di Elwood, anche se per tutto il tempo abbiamo pensato al buon Jimmy Stewart che aveva interpretato il ruolo prima a teatro e poi al cinema in modo indimenticabile. Stewart, con quello sguardo semplice e luminoso, puro come un bambino, fu un perfetto Elwood, restituendo con naturalezza il candore fanciullesco del personaggio. Riuscì nell'impresa di farsi invidiare per la sua amicizia con Harvey, facoltà che a noi adulti, oramai condizionati da consolidate sovrastrutture mentali e resi sospettosi dalla vita, non è più concessa.


Come ha scritto Walter Veltroni a proposito della pellicola: "Quando uscì il film, nel 1950, cioè cinque anni dopo gli orrori della guerra, molti condivisero il gioco, l'illusione ed il sogno di Harvey. Stewart raccontava che per strada delle persone male in arnese gli chiedevano, battendogli la spalla "Harvey è con lei?". Lui rispondeva che no, era a casa con il raffreddore. E loro di rimando gli raccomandavano "La prossima volta che lo vede ce lo saluti". Harvey è un film che sembra estratto da una certa letteratura sudamericana sognante e magica, parente del Garabombo del libro di Manuel Scorza, che aveva una strana malattia per la quale diventava invisibile quando protestava con le autorità peruviane. E' un mito della fantasia e della negazione dell'ovvio e delle regole codificate. E' la traduzione della bellissima frase di Saint-Exupery: "L'essenziale è invisibile agli occhi". Nel film Stewart è più solo che svitato. A tutti offre il suo biglietto da visita, tutti invita a cena a casa propria. E' un uomo gentile ed altruista, che sembra un marziano, in una società già allora frenetica ed egoista. Il suo candore, il suo coniglio sembrano eversivi."


Colazione servita da breakfast alle 16:31 in: tea for two
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