L'acchiappacodino sul porticciolo assolato lunedì, 22 ottobre 2007  
giostra 2E' domenica pomeriggio e il vento freddo ha acconsentito a una tregua. La passeggiata a mare è gremita di persone desiderose di godersi un po' di sole rigenerante. Bambini vivaci di tutte le età sbucano correndo da ogni parte. Seduti sulle panchine del porticciolo, siamo parte di questo quadro della natura. Il cielo turchino completamente sgombro di nuvole, i raggi del sole bassi e luminosissimi, il mare blu scuro, disteso e denso come la tempera, solcato da piccole vele immacolate. Ci godiamo il tepore come due gatti pigri e felici, mentre poco distante gira una giostra. Racconto a Paolo di babySimonaC, la quale amava andare alle giostre - mentre ora non le sopporta - per salire in groppa al cavallo (rigorosamente quello nero) ed acchiappare così il famoso codino, quello che ti faceva vincere un altro giro di giostra. BabyRearWindow, a quanto pare, non amava fare altrettanto, perché occupato già allora a cogliere il particolare, cinematografico gioco di luci e di specchi della giostra ruotante.
Eppure, talvolta, accade anche ai grandi, quando si ricordano di quella fiducia senza nubi tipica dei bambini, di acchiappare al volo l'occasione, la scelta giusta, quella che ti fa vincere un giro di giostra in più, ancora una danza nel vortice della vita. Se non fosse così, se tempo fa non avessi colto il segnale giusto, non saremmo qui sul sul porticciolo, a bearci del calore tiepido del sole autunnale e della serenità azzurra di un cielo di ottobre, due gatti sazi appagati da questo mare.

Colazione servita da SimonaC alle 12:18 in: lettere di simo
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Il costante piacere di vivere martedì, 09 ottobre 2007  
Ogni tanto i mille impegni, tutti in bilico sul filo sottile della precarietà, mi permettono di fare quello che in teoria dovrebbe essere il mio vero lavoro: la ricerca. Sì, parlo proprio di quel comportamento tipico del topolino d'archivio, intento a spulciare documenti polverosi e a maneggiare carte fragilissime. Oggi mi sono inoltrata nella profonda Valpolcevera per dare un'occhiata alle carte di Flavia Steno, nota e controversa figura del giornalismo ligure, autrice di numerosi romanzi d'appendice dallo stile un po' troppo zuccheroso e barocco per i miei gusti, ma non è questo che conta. Conta, invece, che a parte le unghie rovinate, capita di emozionarsi di fronte ad appunti scritti a mano, ai progetti di romanzi con lo schema dei personaggi, a cartoline e telegrammi, o di conoscere persone che svolgono con passione e attenzione il loro lavoro, pur fra mille difficoltà logistiche e finanziarie. Rientrando, mi sono imbattuta in questa antica abbazia dei monaci benedettini (XV sec.) della quale ignoravo l'esistenza (ma ho saputo di essere in discreta compagnia) e che non ho potuto visitare data l'ora (peccato, mi sentivo molto "piccola esploratrice"...). A pranzo, mi sono commossa davanti alla prima ecografia di una mia "vecchia amica"... e se penso a quando eravamo studentesse in cerca della loro "strada" un po' mi vien da sorridere, un po' devo trattenere la lacrimuccia. Infine, appena rimetto piede in ufficio scorgo sulla scrivania un bel pacchetto blu con nastro verde che contiene il mio primo regalo di compleanno, opera della carissima M. Un libro, come ogni anno: Il costante piacere di vivere. Vita di Giaime Pintor. Lo avevo adocchiato da qualche giorno, attratta come una falena dall'esemplarità del personaggio, quindi non riuscivo a dissimulare la mia gioia (e perché mai avrei dovuto?!).
 
Ripensando alle emozioni più o meno inattese che ti può regalare una singola giornata, alle somme che spesso si tirano giunti alla soglia del proprio compleanno e a chi ho la fortuna di avere al mio fianco, mi sento in perfetta sintonia con quelle parole così perfette: il costante piacere di vivere. E' tutto qui.

Colazione servita da SimonaC alle 20:44 in: lettere di simo
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Colazioni botaniche lunedì, 01 ottobre 2007  
hanburySu e giù attraverso l'estremo ponente ligure. Per partecipare a un seminario, raggiungo Imperia in una soleggiata giornata di fine settembre. In realtà, è appena passata la burrasca: pioggia torrenziale, trombe d'aria e mareggiate. La tregua è luminosa e limpidissima, c'è una temperatura ideale e ti sembra di respirare solo aria buona di mare e benessere. La prima  location è deliziosa, l'unico problema è che con un panorama così sopporti a malapena di startene rinchiuso con altre trenta persone. Nelle varie pause ci rimpinzano del migliore "fast food" ligure: focaccia, torta salata e Vermentino. Sono giornate per "addetti ai lavori", ci conosciamo tutti o quasi, nel frattempo qualcuno si è sposato, sono nati i primi bambini e insieme ai trolley spuntano i passeggini. Sono momenti ideali per mettere in pratica il famigerato detto "mal comune, mezzo gaudio". Quando ti scade il contratto? Nessun concorso in vista? Sei riuscita ad ottenere un mutuo?
La seconda location è un paradiso terrestre a forma di villa con annesso parco sublime. Ventimiglia purtroppo non è tenuta poi così bene, ma Villa Hanbury, adagiata nella frazione della Mortola, è un luogo fuori dal tempo, coi suoi cactus, aloe, rose e una vista sul mare e la costa francese così bella da essere commovente. Insomma, Sir Thomas Hanbury sapeva il fatto suo.
Sarei rimasta serenamente lì a svernare... mi sarei fatta raggiungere da Paolo e un gruppetto selezionatissimo di ottimi amici e una cassetta di buoni libri, un PC portatile e stop. Avrei potuto inaugurare su Splinder  Le colazioni botaniche e una serie di Cartoline telematiche ponentine. Qualcosa di molto romantico, un po' rétro e assolutamente invidiabile.
Invece... il sogno è durato poco e sono risalita su un macinino regionale che mi ha riportato a Zena sotto la pioggia. Stamattina, viaggiando verso il profondo Piemonte a tratti già velato dalla nebbiolina, ho intuito che qualcosa non andava. Avete presente quando il paesaggio esterno non ha nulla a che fare con quello interno?!!
 

Colazione servita da SimonaC alle 13:33 in: lettere di simo
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