Un leopardo con le solite macchie venerdì, 04 aprile 2008  
3 Aprile 2008, da "The Economist"
 
Silvio Berlusconi non è riuscito a dimostrare d'essere più degno di portare l'Italia di oggi di quanto non lo sia stato in passato
 
L'Italia è un paese in cui "tutto deve cambiare, in modo che tutto possa rimanere lo stesso", secondo Giuseppe di Lampedusa, autore de "Il Gattopardo". Forse si crede che, portando l'onorevole Berlusconi nuovamente al potere, si possa invertire questa massima e mantenere comunque lo status quo, al fine di promuovere le riforme. Se è così, gli italiani saranno presto delusi.
 
Durante il suo precedente governo, tra il 2001 e il 2006, Berlusconi ha raggiunto modesti traguardi riguardo l'insostenibile sistema pensionistico ed il rigido mercato del lavoro. Gran parte della sua energia è stata dedicata a curare i propri interessi. Alcuni dei suoi sforzi hanno assunto la forma di leggi che lo hanno aiutato ad evitare una condanna, altri  ad attaccare la magistratura, ed altri ancora ad introdurre un sistema di voto in parte progettato per mantenerlo al potere. Quest'ultimo disegno è andato disatteso, e perdipiù ha portato ad un parlamento caratterizzato da un numero altissimo di partiti e per questo motivo incapace di realizzare le necessarie riforme. Chissà che l'ex Premier, adesso che è riuscito ad eliminare la maggior parte dei suoi problemi legali, non possa pensare ad ottenere un posto nella storia come grande riformatore piuttosto che a restare fuori di galera. Berlusconi ha 71 anni e potrebbe ritenere di non aver nulla da perdere nell' attaccare l'immobilismo della politica,  causa del declino dell'economia italiana. Ma ciò è inverosimile. Egli non ha mai dimostrato molto interesse per le riforme. E 'più probabile che si muova lungo i binari di un facile populismo.
 
Per l'anno in corso, come in ogni anno in cui l'onorevole Berlusconi si è candidato, gli italiani vengono chiamati a votare per qualcuno che è assolutamente inadatto a condurre una democrazia moderna. Ciò sembrò chiaro fin dall'inizio, nel 1994, quando il leader del PdL vinse le prime elezioni e si trovò ad amministrare un enorme impero che comprendeva il monopolio televisivo nazionale. Egli semplicemente se ne infischiò, così come se ne infischiò - accusando i magistrati di muovergli un attacco politico -  quando la corruzione venne alla luce nella sua principale azienda e suo fratello Paolo, al quale aveva affidato alcuni dei suoi affari, fu indagato. Il suo governo cadde, per motivi non direttamente legati alla questione, ma poco più di sei anni più tardi, Berlusconi ritornò, nonostante che le inchieste giudiziarie nei suoi confronti si moltiplicassero ed i suoi  conflitti di interesse fossero ancora irrisolti. 
 
La situazione è tuttora invariata. Agli attacchi alla Magistratura, ai conflitti di interessi e alle tensioni sociali si sono accompagnate leggi realizzate a suo personale beneficio. Nel gennaio di quest'anno, per esempio, è stato assolto dall'accusa di falso contabile  perché una legge varata dal suo governo nel 2002 aveva depenalizzato l'attività relativa. Due mesi fa la Corte Europea di Giustizia ha stabilito che l'Italia ha soffocato la concorrenza nei mezzi di comunicazione di massa. La televisione privata è ancora dominata dal signor Berlusconi. Egli è ancora l'uomo più ricco d'Italia, vive ancora un inammissibile conflitto di interessi, è tuttora inadatto a governare l' Italia, anche se diventasse un grande riformatore. L'unica scelta possibile per gli italiani è votare per Walter Veltroni, il suo avversario di centro-sinistra.

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