L'essenziale è invisibile agli occhi martedì, 30 ottobre 2007  

James Stewart e Harvey

Sabato sera siamo andati a vedere una pièce teatrale allestita, per pura passione, da una coppia di amici appartenenti ad un gruppo di attori dilettanti. Una piccola sala fuori città, un pubblico di persone di tutte le età che si conoscono fra loro, coreografia e regia fai da te: tutto molto divertente. L'opera prescelta è fra le più intelligenti e toccanti che conosciamo: "Harvey", la simpaticissima storia di Elwood P. Dowd, un bonario pazzerello di mezza età, il quale immagina che un grande coniglio bianco di nome Harvey, incarnazione di un Puka, uno spirito buono che appare a chi ha deciso di fuggire in qualche modo dalla realtà, lo accompagni nelle sue peregrinazioni attraverso i bar. Ma chissà... forse il coniglio esiste davvero. Dobbiamo dire, non per spirito di parte, che i due amici erano i migliori interpreti del gruppo... non sempre la passione genera l'attore. Lui, in particolare, ha saputo rendere l'eccentricità e la leggerezza "calviniana" di Elwood, anche se per tutto il tempo abbiamo pensato al buon Jimmy Stewart che aveva interpretato il ruolo prima a teatro e poi al cinema in modo indimenticabile. Stewart, con quello sguardo semplice e luminoso, puro come un bambino, fu un perfetto Elwood, restituendo con naturalezza il candore fanciullesco del personaggio. Riuscì nell'impresa di farsi invidiare per la sua amicizia con Harvey, facoltà che a noi adulti, oramai condizionati da consolidate sovrastrutture mentali e resi sospettosi dalla vita, non è più concessa.


Come ha scritto Walter Veltroni a proposito della pellicola: "Quando uscì il film, nel 1950, cioè cinque anni dopo gli orrori della guerra, molti condivisero il gioco, l'illusione ed il sogno di Harvey. Stewart raccontava che per strada delle persone male in arnese gli chiedevano, battendogli la spalla "Harvey è con lei?". Lui rispondeva che no, era a casa con il raffreddore. E loro di rimando gli raccomandavano "La prossima volta che lo vede ce lo saluti". Harvey è un film che sembra estratto da una certa letteratura sudamericana sognante e magica, parente del Garabombo del libro di Manuel Scorza, che aveva una strana malattia per la quale diventava invisibile quando protestava con le autorità peruviane. E' un mito della fantasia e della negazione dell'ovvio e delle regole codificate. E' la traduzione della bellissima frase di Saint-Exupery: "L'essenziale è invisibile agli occhi". Nel film Stewart è più solo che svitato. A tutti offre il suo biglietto da visita, tutti invita a cena a casa propria. E' un uomo gentile ed altruista, che sembra un marziano, in una società già allora frenetica ed egoista. Il suo candore, il suo coniglio sembrano eversivi."


Colazione servita da breakfast alle 16:31 in: tea for two
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L'acchiappacodino sul porticciolo assolato lunedì, 22 ottobre 2007  
giostra 2E' domenica pomeriggio e il vento freddo ha acconsentito a una tregua. La passeggiata a mare è gremita di persone desiderose di godersi un po' di sole rigenerante. Bambini vivaci di tutte le età sbucano correndo da ogni parte. Seduti sulle panchine del porticciolo, siamo parte di questo quadro della natura. Il cielo turchino completamente sgombro di nuvole, i raggi del sole bassi e luminosissimi, il mare blu scuro, disteso e denso come la tempera, solcato da piccole vele immacolate. Ci godiamo il tepore come due gatti pigri e felici, mentre poco distante gira una giostra. Racconto a Paolo di babySimonaC, la quale amava andare alle giostre - mentre ora non le sopporta - per salire in groppa al cavallo (rigorosamente quello nero) ed acchiappare così il famoso codino, quello che ti faceva vincere un altro giro di giostra. BabyRearWindow, a quanto pare, non amava fare altrettanto, perché occupato già allora a cogliere il particolare, cinematografico gioco di luci e di specchi della giostra ruotante.
Eppure, talvolta, accade anche ai grandi, quando si ricordano di quella fiducia senza nubi tipica dei bambini, di acchiappare al volo l'occasione, la scelta giusta, quella che ti fa vincere un giro di giostra in più, ancora una danza nel vortice della vita. Se non fosse così, se tempo fa non avessi colto il segnale giusto, non saremmo qui sul sul porticciolo, a bearci del calore tiepido del sole autunnale e della serenità azzurra di un cielo di ottobre, due gatti sazi appagati da questo mare.

Colazione servita da SimonaC alle 12:18 in: lettere di simo
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Attenti a noi due lunedì, 15 ottobre 2007  
Zelig: "Devo andare, non posso trattenermi". "Che devi fare?". Zelig: [che crede di essere un psicoanalista] "Ho un caso interessantissimo: una coppia di gemelli siamesi che soffrono di doppia personalità". "E allora?". Zelig: "Sono pagato da 8 persone". [Zelig - Woody Allen]

E voi a quale coppia vi sentite più vicini?

Coppie

Colazione servita da rearwindow06 alle 20:23 in: colazione sul cortile
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Il costante piacere di vivere martedì, 09 ottobre 2007  
Ogni tanto i mille impegni, tutti in bilico sul filo sottile della precarietà, mi permettono di fare quello che in teoria dovrebbe essere il mio vero lavoro: la ricerca. Sì, parlo proprio di quel comportamento tipico del topolino d'archivio, intento a spulciare documenti polverosi e a maneggiare carte fragilissime. Oggi mi sono inoltrata nella profonda Valpolcevera per dare un'occhiata alle carte di Flavia Steno, nota e controversa figura del giornalismo ligure, autrice di numerosi romanzi d'appendice dallo stile un po' troppo zuccheroso e barocco per i miei gusti, ma non è questo che conta. Conta, invece, che a parte le unghie rovinate, capita di emozionarsi di fronte ad appunti scritti a mano, ai progetti di romanzi con lo schema dei personaggi, a cartoline e telegrammi, o di conoscere persone che svolgono con passione e attenzione il loro lavoro, pur fra mille difficoltà logistiche e finanziarie. Rientrando, mi sono imbattuta in questa antica abbazia dei monaci benedettini (XV sec.) della quale ignoravo l'esistenza (ma ho saputo di essere in discreta compagnia) e che non ho potuto visitare data l'ora (peccato, mi sentivo molto "piccola esploratrice"...). A pranzo, mi sono commossa davanti alla prima ecografia di una mia "vecchia amica"... e se penso a quando eravamo studentesse in cerca della loro "strada" un po' mi vien da sorridere, un po' devo trattenere la lacrimuccia. Infine, appena rimetto piede in ufficio scorgo sulla scrivania un bel pacchetto blu con nastro verde che contiene il mio primo regalo di compleanno, opera della carissima M. Un libro, come ogni anno: Il costante piacere di vivere. Vita di Giaime Pintor. Lo avevo adocchiato da qualche giorno, attratta come una falena dall'esemplarità del personaggio, quindi non riuscivo a dissimulare la mia gioia (e perché mai avrei dovuto?!).
 
Ripensando alle emozioni più o meno inattese che ti può regalare una singola giornata, alle somme che spesso si tirano giunti alla soglia del proprio compleanno e a chi ho la fortuna di avere al mio fianco, mi sento in perfetta sintonia con quelle parole così perfette: il costante piacere di vivere. E' tutto qui.

Colazione servita da SimonaC alle 20:44 in: lettere di simo
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Colazioni botaniche lunedì, 01 ottobre 2007  
hanburySu e giù attraverso l'estremo ponente ligure. Per partecipare a un seminario, raggiungo Imperia in una soleggiata giornata di fine settembre. In realtà, è appena passata la burrasca: pioggia torrenziale, trombe d'aria e mareggiate. La tregua è luminosa e limpidissima, c'è una temperatura ideale e ti sembra di respirare solo aria buona di mare e benessere. La prima  location è deliziosa, l'unico problema è che con un panorama così sopporti a malapena di startene rinchiuso con altre trenta persone. Nelle varie pause ci rimpinzano del migliore "fast food" ligure: focaccia, torta salata e Vermentino. Sono giornate per "addetti ai lavori", ci conosciamo tutti o quasi, nel frattempo qualcuno si è sposato, sono nati i primi bambini e insieme ai trolley spuntano i passeggini. Sono momenti ideali per mettere in pratica il famigerato detto "mal comune, mezzo gaudio". Quando ti scade il contratto? Nessun concorso in vista? Sei riuscita ad ottenere un mutuo?
La seconda location è un paradiso terrestre a forma di villa con annesso parco sublime. Ventimiglia purtroppo non è tenuta poi così bene, ma Villa Hanbury, adagiata nella frazione della Mortola, è un luogo fuori dal tempo, coi suoi cactus, aloe, rose e una vista sul mare e la costa francese così bella da essere commovente. Insomma, Sir Thomas Hanbury sapeva il fatto suo.
Sarei rimasta serenamente lì a svernare... mi sarei fatta raggiungere da Paolo e un gruppetto selezionatissimo di ottimi amici e una cassetta di buoni libri, un PC portatile e stop. Avrei potuto inaugurare su Splinder  Le colazioni botaniche e una serie di Cartoline telematiche ponentine. Qualcosa di molto romantico, un po' rétro e assolutamente invidiabile.
Invece... il sogno è durato poco e sono risalita su un macinino regionale che mi ha riportato a Zena sotto la pioggia. Stamattina, viaggiando verso il profondo Piemonte a tratti già velato dalla nebbiolina, ho intuito che qualcosa non andava. Avete presente quando il paesaggio esterno non ha nulla a che fare con quello interno?!!
 

Colazione servita da SimonaC alle 13:33 in: lettere di simo
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