Non ho mai guidato essendo acqua mercoledì, 30 maggio 2007  
Qualche giorno fa, un'amica lettrice mi ha domandato:
Simona, come hai convinto RearWindow a realizzarti non dico uno, ma ben due strepitosi template?? Sono favolosi...

Beh, diciamo che ho dovuto giocare d'astuzia, facendo un ampio e sapiente utilizzo delle mie arti femminili! Gli uomini, in fondo, sono come dei bambini. Bisogna saperli prendere, incoraggiarli, accompagnarli verso... la decisione giusta!
Sì ma... com'andata??!!
Beh, mi sono rivolta a lui più o meno così:
Rearwinduccio...Rearwinduccio caro... Sai, stavo pensando... il mio blog "Immersioni libridinose" è un po' sciatto... Non trovi che il template sia decisamente banale? Come faccio a raccontare le mille e meravigliose letture con uno sfondo così triste? In giro per la rete si trovano tanti template gratuiti, ma non sono un granché... ehhhhh... [sospiro] non sono mica tutti dei web designer come te! Così fantasiosi, attenti ai particolari, alle sfumature, allo spirito del blog e alla personalità del blogger! La classe non è acqua! E poi riflettevo anche su "Le lettere di Simona"... ormai ho festeggiato un anno di blog... mi domandavo: non sarebbe bello aggiungere un tocco moderno? Certo che con la tua abilità... il tuo gusto... il tuo stile inimitabile... quel perfetto equibrio fra classico e contemporaneo... fra eleganza e duttilità...
Vedi, Rearwinduccio mio... tu che sei il blogger più famoso della rete, una vera e propria celebrità della blogosfera... cosa sarebbe Splinder senza di te?? Un blogger così simpatico, arguto, intelligente, preparato, affascinante, travolgente... "La finestra sul cortile" è proprio un blog di prim'ordine... una spanna sopra tutti gli altri... insomma, non stiamo mica parlando di "Una società di rockers estinti" qualsiasi! Qui non si tratta mica di Alghe verdi sott'acqua!!!
Insomma, potresti farmi due template nuovi di zecca? Naturalmente con la tua firma speciale...
E lui cosa ha risposto?
Oh, lui ci è cascato in pieno e ha replicato una cosa del genere:
Ti ringrazio molto per i tuoi complimenti che percepisco assolutamente sinceri. Sono lieto che tu abbia constatato la mia indiscutibile superiorità come blogger e, cosa più importante, sappi che le tue parole hanno il potere di farmi smettere questi panni da papero burbero e scherzoso e sciogliermi. Potrei uscire dall'ufficio in foma liquida sotto le porte e attraverso gli interstizi. Farei delle piccole cascatelle lungo i gradini delle scale del palazzo che mi portano fuori. Dovrei ricordarmi però di riprendere lo stato solido prima di mettermi in auto, non ho mai guidato essendo acqua.

Colazione servita da breakfast alle 00:01 in: botta e risposta
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Lo scorso sabato sera in casa Rear Window mercoledì, 23 maggio 2007  

Colazione servita da breakfast alle 00:59 in: fumetti e brioches
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Simon Lescaut mercoledì, 16 maggio 2007  

Simon Lescaut

Dovete sapere che la vita della ricercatrice storica è particolarmente dura. Ecco perchè Simona, allo scopo di arrotondare il ben magro compenso, ha deciso, una volta per tutte, di capitalizzare al meglio le sue rinomate capacità culinarie. Si sa... Lucca è una città piccola dove la gente, oltre che comporre opere liriche di straordinario valore, mormora, e non appena la notizia dell'apertura della trattoria "Simon Lescaut [da Simona la cucina l'è più bona]" si è diffusa, i primi avventori non si son fatti certo attendere. Ecco quindi la Nostra, immortalata nell'esercizio delle sue funzioni, al fianco del primo soddisfattissimo cliente che sta telefonando agli amici le bontà sopraffine appena gustate. Si dice che i suoi piatti siano così prelibati che, dopo averli mangiati, ci si sente... diversi. Un pò come se si fosse diventati colorati e vivaci personaggi dei fumetti!

Colazione servita da breakfast alle 00:07 in: turisti per caso
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Io, mammeta e tu mercoledì, 09 maggio 2007  
dopo aver saccheggiato TiffanyQuesta foto testimonia inequivocabilmente il grande affetto che nutriamo da sempre nei confronti dei nostri intrepidi lettori. Potevamo forse recarci a Firenze senza visitare Tiffany, il cui nome riecheggia in ogni riga di queste pagine? La risposta è "si, potevamo certo farlo", ma con quali occhi poi vi avremmo guardato? Con i soliti naturalmente. Comunque noi abbiamo deciso di non farlo. E così, a fronte alta, la mappa di Firenze in mano e le meese più "tiffaniane" possibili, abbiamo varcato le porte di questo leggendario negozio. Io, mammeta e tu... e si, perchè si era in tre: Simona, io e la scoppiettante Bananae nei panni della "mammeta", non certo per questioni anagrafiche o consanguinee, sia chiaro, ma solamente perchè la blogger priva di blog più simpatica del mondo ci aveva onorato della sua travolgente compagnia nonchè insostituibile guida. Dicevo: io, mammeta e tu non si fece in tempo ad entrare, quando frotte di commessi vestiti come Lord inglesi ci vennero incontro, soggiogati dal carisma che emanavamo e dall'aura di schifosa ricchezza che ci permeava. Insomma... cos'è, cosa non è, un milione di euri in più o un milione in meno, un rubino di quà ed un diamante di là, quando uscimmo il negozio fu costretto a chiudere per mancanza di mercanzia. Ebbene si: avevamo saccheggiato Tiffany. Ma sapete com'è, no? Del resto a chi non piace, quando si reca in vacanza, comperare qualche piccolo e simpatico souvenir che gli ricordi dei bei momenti trascorsi? Eccoci quindi di fronte alle saracinesche abbassate di Tiffany, pochi minuti dopo aver gustato una prelibata colazione, offertaci dal direttore del negozio in lacrime.
 

Colazione servita da breakfast alle 00:29 in: turisti per caso
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Vedi Boboli e poi muori mercoledì, 02 maggio 2007  
Giardini di Boboli Dopo 3 differenti code, una per acquistare i biglietti, una per entrare e l'ultima per fare pipì, per un totale di 74 minuti primi e 22 secondi, le aspettative erano allo zenit. Immaginai che così tante file costituissero il giusto scotto per godere di una delle bellezze più celebrate di Firenze. Bastò però una prima rapida occhiata al panorama che si parava davanti e l'aver colto il commento di una ragazza che ritornava dalla sua visita ai famigerati "Giardini di Boboli", per intuire che forse mi stavo sbagliando e per precipitare, da lì a poco, nel più terribile degli incubi. «Eh, ma io credevo che fossero dei giardini dove ci si può sdraiare» disse la poveretta con la voce rotta dalla fatica, gli occhi spiritati ed il sudore che le colava dalla fronte, prima di uscire, sorretta dal fidanzato, dalla grande porta centrale dove SimonaC ed io eravamo appena entrati. I nostri sguardi si incrociarono per un attimo e a me parve che volesse dirmi «Anche tu ci sei cascato, eh? Coraggio... vedrai che fra poco non sentirai più nulla!». Pochi passi ed ecco che mi si parò davanti una vista agghiacciante: una salita con un grado di pendenza terrificante, da percorrere, naturalmente, sotto un sole che più che primaverile pareva da deserto del Sahara a ferragosto. Alcuni affrontavano l'impresa con tutti gli attrezzi del caso: ramponi, piccozza e corda, altri - i più impavidi - si avventuravano privi di qualsiasi sostegno. C'era chi aveva già perso la ragione e continuava a ripetere a destra e a sinistra «Non trovo più la vasca. Avete visto la vasca? Avete visto la vasca?».
 
Con la beata incoscienza che da sempre la contraddistingue, SimonaC si rivolse verso di me ed iniziò placidamente a raccontarmi tutta la storia dei giardini, con la stessa misurata pacatezza che un curato di campagna avrebbe nell'elargire l'ostia ai suoi fedeli. Sembra che i giardini, che si trovano proprio dietro Palazzo Pitti, sede dapprima dei Medici, poi dei Lorena e dei Savoia, furono costruiti tra il XV e il XIX secolo per un'area di circa 45.000 metri quadri. Il primo architetto che si impegnò nella loro realizzazione fu Nicolò Tribolo, il quale, col suo nome, dette inizio alla terribile "Maledizione del bobolo maligno", costringendo a feroci tribolazioni chiunque, nel corso dei secoli, abbia voluto visitare il Parco. Credo che la ricercatrice storica più serafica d'Europa andò avanti ancor un pò col suo racconto, prima di rendersi conto che il sottoscritto non le arrancava più mestamente di fianco, bensì, profittando di un piccolo angolo di verde fra il reticolo di viottoli e sentieri brulli e polverosi che innervano i giardini, era stramazzato a terra, del tutto incapace di muovere un singolo muscolo, rammentarsi chi fosse e per quale diabolico motivo si trovasse negli unici giardini al mondo che ricordassero da vicino un'arrampicata ad una montagna del Tibet. E così, proprio come un fervente induista nepalese, presi a bisbigliare ossessivamente «OM», l'eterna sillaba da cui tutto deriva: passato, presente, e futuro, speranzoso di reincarnarmi in una figura mitologica detta TrimurtiSmilla, un terzo uomo, un terzo tanguero ed un terzo blogger. Prima della fine, l'ultima cosa che sentii fu SimonaC, che, rivolta a dei signori vestiti di bianco con una croce rossa disegnata sulla giacchetta, affermò con malcelato fastidio: «Lo sapevo che non gli avrebbe retto il fisico!!! Aveva ragione Bananae: a Firenze ci sarei dovuta venire con latendarossa. Quello sì che è un vero uomo!!!!».

Colazione servita da breakfast alle 20:48 in: turisti per caso
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